1968
Già da qualche anno ci eravamo resi conto che lo spazio in cui lavoravamo era diventato insufficiente e stavamo studiando di fabbricare un capannone vero.
Mio babbo Armando era venuto a conoscenza che un contadino aveva un appezzamento di terreno coltivato a vigneto del quale voleva disfarsi. Non era distante dalla nostra zona, e questo era positivo, ma era raggiungibile solo attraverso un piccolo viottolo sull’argine di un canale.
L’Armando andò a parlare al Sindaco il quale gli disse: “quella zona è già destinata ad uso artigianale e abitativo ma il Comune non ha i soldi per fare la strada“.
Se le persone interessate fanno un consorzio e mi fanno trovare la strada finita secondo i nostri progetti io vi firmo tutti i permessi che servono.
Il nome della strada è già deciso: sarà via Armandi.
Ci consorziammo, facemmo costruire la strada e il sindaco Elio Assirelli firmò il permesso di costruzione del capannone.
Dopo aver sofferto per la mancanza di spazio e fiduciosi di avere un grande sviluppo futuro, decidemmo di fabbricare un capannone con dimensioni “abbondanti”.
Misurava 40 metri x 15 su due piani, con magazzino al secondo piano e ci trovammo con 1.200 metri quadri a disposizione, effettivamente all’inizio un po’ ci spaventammo ma col passare del tempo abbiamo capito che la scelta fu giusta.